Davelis Cave, Grotta archeologica sul Monte Penteli, Grecia
La grotta di Davelis si apre in un'antica cava di marmo sul monte Penteli, dove restano segni di scalpelli e cunei sulle pareti. L'ingresso è un ampio arco irregolare; all'interno, una grande sala in pendenza misura 112 metri di lunghezza e fino a 40 metri di larghezza. Una doppia chiesa si trova all'imbocco: la cappella sud di San Spiridione è scavata nella roccia, la cappella nord di San Nicola è costruita in muratura con una piccola cupola.
La grotta si trova nella cava di Spilia, sfruttata nell'antichità per il marmo pentelico del Partenone; sulle pareti restano i segni di scalpelli e cunei. All'ingresso fu costruita una chiesa doppia in due fasi tra il X e il XII secolo, con affreschi dipinti nella prima metà del XIII secolo. Il nome deriva dal brigante Christos Davelis, legato alla grotta dalla tradizione ma mai dimostrato.
Il nome della grotta deriva dal brigante ottocentesco Christos Davelis, senza prove; l'antico nome Amomon ricorda gli eremiti detti «Amomoi» insediati sul Pentelico. La doppia chiesa all'ingresso, San Spiridione scavata nella roccia e San Nicola in muratura, conserva affreschi del XIII secolo; il ritratto di Michele Coniata, vescovo di Atene, è stato trasferito al Museo Bizantino e Cristiano.
L'ingresso della grotta si trova a circa 700 m sul versante sud-occidentale del monte Penteli, raggiungibile tramite un sentiero ripido; nessun mezzo pubblico serve il sito, quindi è necessario organizzare un trasporto privato. L'interno è una grande sala lunga 112 m e larga fino a 40 m con pozzi verticali, perciò portate una torcia e fate attenzione ai piedi. La doppia chiesa all'ingresso è la parte più accessibile.
La grotta si trova nella cava di Spilia, il cui marmo pentelico fu usato per il Partenone e altri edifici classici di Atene. Le pareti tagliate conservano ancora segni di scalpelli e cunei, e resta parte dell'antico sentiero lastricato su cui i blocchi venivano trascinati con slitte. Il viaggiatore inglese Edward Dodwell la visitò il 22 giugno 1805 e annotò rocchi di colonna abbandonati sul posto.
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