Moní Panagías Eikosifoiníssis, Monastero ortodosso ad Amphipolis, Grecia
Panagia Eikosifinissa è un monastero ortodosso situato a 753 metri di elevazione sui versanti settentrionali del monte Paggaio nel nord della Grecia. Il sito presenta diversi edifici religiosi e residenziali disposti attorno a una corte centrale con vedute ampie sul paesaggio circostante.
La tradizione attribuisce al vescovo Sozon di Filippi, presente al concilio di Calcedonia nel 451, la fondazione intorno al 450 di una chiesa e di un insediamento monastico a Vigla; abbandonato questo, il monastero fu fondato effettivamente da san Germano nell'VIII secolo, giunto intorno al 718. Nel 1472 vi si stabilì il patriarca dimissionario Dionisio I, che ne divenne il secondo fondatore. Il 25 agosto 1507 i turchi uccisero 172 monaci e 30 pellegrini; tre anni dopo dieci monaci di Vatopedi vennero a restaurarlo.
Il nome è un'etimologia popolare: fu rifatto dal precedente toponimo Kosinitsa, dallo slavo košnica, «arnia». Una tradizione riferita dall'egumeno Chrysanthos nel 1782 narra che l'icona della Madre di Dio, cercata da san Germano, brillò di luce rossastra ("phoinikoun"), da cui «Eikosifinissa». Il monastero conserva quell'icona; nel 1610 Matteo, metropolita di Mira, vi compose il canone di supplica della Panagia Acheiropoietos.
Il monastero si trova a circa 40 chilometri da Kavala e vi si accede da strade di montagna che richiedono scarpe robuste. I visitatori devono tenere presente che il sito è utilizzato attivamente da una comunità religiosa, e le grandi festività religiose come la Festa della Madre di Dio attirano più visitatori.
La Vita di san Germano è conservata nel codice 19 della Biblioteca Laurenziana di Firenze. Nel 1898 san Procopio Lazaridis, vescovo di Anfipoli, fu inviato al monastero come esarca del Patriarcato ecumenico per ristabilire la pace tra i monaci; in seguito divenne metropolita di Iconio e subì il martirio in Asia Minore nel 1923.
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