Musée de la Résistance nationale, Museo Nazionale della Resistenza a Champigny-sur-Marne, Francia
Il Musée de la Résistance nationale occupa un palazzo ottocentesco nel parco Vercors, lungo la Marna a Champigny-sur-Marne. L'edificio di tre piani ha una facciata grigio chiaro, un tetto in ardesia scura con due comignoli in mattoni e un abbaino con cornice bianca; dietro un'alta cancellata nera pende uno striscione con la scritta «MUSÉE DE LA RÉSISTANCE NATIONALE». Da febbraio 2020 gli spazi espositivi e didattici si trovano nella più ampia sede Aimé-Césaire.
L'idea di un Museo della Resistenza Nazionale prese avvio nel 1965 con il sostegno di enti locali, resistenti e deportati, sindacati e cittadini. Dal 1985 il museo occupò una dimora ottocentesca nel parco Vercors, sulla riva della Marna a Champigny-sur-Marne. Nel 2000 fu inaugurato il centro di conservazione e ricerca Jean-Louis Crémieux-Brilhac, e nel febbraio 2020 gli spazi espositivi si trasferirono nel più ampio sito Aimé-Césaire.
Il nome del museo rimanda al Conseil national de la Résistance, che federò le reti del movimento. Le collezioni provengono da oltre 4.000 donazioni raccolte dagli anni Sessanta, tra cui stampa e volantini clandestini. Comprendono il manoscritto originale della poesia «Liberté» di Paul Éluard e l'ultima lettera di Guy Môquet, scritta prima della fucilazione.
La sede principale si trova nel parco Vercors, sulla riva della Marna, a Champigny-sur-Marne, a est di Parigi. Da febbraio 2020 gli spazi museali e didattici occupano l'espace Aimé-Césaire, ex centro dipartimentale di documentazione pedagogica, mentre l'espace Jean-Louis-Crémieux-Brilhac rinnovato conserva le collezioni e accoglie i ricercatori. L'associazione gestisce anche sedi a Bourges, Châteaubriant, Givors, Montluçon, Nizza e Varennes-Vauzelles: verificate quale state visitando.
Tra i fondi conservati ci sono il manoscritto originale della poesia «Liberté» di Paul Éluard e l'ultima lettera di Guy Môquet prima della fucilazione. Il museo custodisce anche l'archivio fotografico del giornale Le Matin, circa 320.000 immagini, e fotografie di Robert Doisneau.
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