Town Hall, Municipio e castello a Baja, Ungheria
Il Municipio di Baja, il palazzo Grassalkovich, è un edificio a un piano isolato su una grande piazza, con facciata perfettamente simmetrica e ingresso principale al centro. Sopra di esso, al primo piano, si trova un piccolo balcone. L'edificio forma un quadrilatero lungo i marciapiedi attorno a un cortile interno dove d'estate si tengono concerti all'aperto. La ricostruzione del 1897-1898 dell'ingegnere comunale Jeney Mihály gli diede un aspetto neorinascimentale francese: un frontone semicircolare sopra l'attico porta lo stemma cittadino, sormontato da un turul ad ali spiegate, e le colonne del balcone furono sostituite da statue di Atlante e cariatidi.
L'arcivescovo di Kalocsa Gábor Patachich fece costruire il palazzo nel 1744-1745 sul sito della casa Billard, distrutta nell'incendio del 24 aprile 1742. Dopo la sua morte il fratello Lajos lo vendette e nel 1750 passò alla famiglia Grassalkovich. Un incendio il 1º maggio 1840 rovinò il tetto; la famiglia Horváth lo ricostruì in stile classicista. Baja acquistò il palazzo nel 1862 e nel 1897-1898 lo fece ricostruire in stile neorinascimentale francese su progetto dell'ingegnere comunale Mihály Jeney.
L'edificio porta i nomi dei suoi proprietari successivi: Patachich, Grassalkovich, Horváth, Viczay e Zichy-Ferraris. Nella svolta dello scalone una vetrata colorata mostra lo stemma concesso alla città da Leopoldo I, con Adamo ed Eva sotto il melo. Nella grande sala sono appesi i ritratti di Lajos Kossuth e István Türr e, dal 1978, il ciclo di affreschi Giorni feriali-Giorni di festa di János Szurcsik.
Il municipio sorge isolato su una grande piazza, con la facciata perfettamente simmetrica e l'ingresso principale al centro. L'edificio forma un quadrilatero attorno a un cortile interno dove d'estate si tengono concerti all'aperto. Poiché ospita ancora gli uffici comunali di Baja, si visitano l'esterno e il cortile, non gli uffici.
Il camino in marmo rosso intagliato con lo stemma del conte Grassalkovich I Antal si trovava un tempo sul pianerottolo della scala; oggi è conservato nel Museo Türr István. La svolta della scala ospita anche una vetrata con lo stemma concesso alla città da Leopoldo I, con Adamo ed Eva sotto il melo.
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