Mezad Tamar, Cittadella romana nel Distretto Meridionale, Israele
Mezad Tamar è una fortezza romano-bizantina quadrata di 36 per 36 metri, con quattro torri angolari sporgenti di 6 per 6 metri e mura spesse circa 1,25 metri. La sua unica porta si trova al centro del muro nord-occidentale, e 37 stanze di 4 per 4 metri si affacciano su un cortile centrale scoperto. Al centro del cortile si trova una cisterna coperta di 10 per 10 metri e 3,8 metri di profondità, alimentata dall'acqua piovana dei tetti piani.
La ceramica nabatea negli strati inferiori mostra che il sito fu dapprima una stazione nabatea sulla via da Moab e dalla valle del Giordano, passando per Mamshit, verso Beersheba. Dopo il 106 d.C. i Romani lo occuparono, e Aureliano lo ricostruì dal 207 come parte del limes tardo-romano. Una «coorte palestinese» vi fu di guarnigione alla fine del IV secolo, e il forte fu riparato in fretta dopo la conquista persiana del 614.
Il nome arabo del sito è Qasr al-Jahiniya al-Fuqa. Alla fine del IV secolo vi era di stanza un'unità detta coorte palestinese; nel V secolo le truppe regolari divennero una milizia agricola e la fortezza assunse funzioni amministrative. Furono trovati tre ripostigli con 450 monete, piccoli papiri iscritti e un sigillo con il ritratto di Zeus-Serapide.
Il sito occupa la cima di Ma'ale Tamar, un antico sentiero che scende dal crinale di Hazera verso l'Arava e il sud del Mar Morto. L'acqua proveniva da Ein Zafit, nel Nahal Zafit, e da cisterne di piena della zona: conviene portarne con sé. L'unica porta si apriva al centro del muro nord-occidentale.
La costruzione dimostra le tecniche romane adattate alle condizioni desertiche estreme, con metodi costruttivi speciali che ottimizzavano la gestione dell'acqua e del calore. Queste soluzioni erano necessarie per sostenere la guarnigione in questo ambiente remoto e ostile.
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