Gate of the Chain, Porta islamica nella Città Vecchia di Gerusalemme, Palestina.
La Porta della Catena è la metà meridionale, aperta, di una doppia porta nel muro occidentale del Monte del Tempio: battenti rettangolari alti 4,5 m, con un piccolo passaggio per una persona ricavato in un battente. La gemella settentrionale, Bab as-Sakina, resta chiusa. Un'ampia architrave le unisce, di fronte a un sabīl mamelucco.
La porta fu rinnovata durante il periodo Ayyubide intorno al 1200 come ingresso chiave al complesso della Moschea Al-Aqsa. Questo restauro consolidò il suo ruolo di connessione centrale tra il recinto sacro e i quartieri circostanti della città.
Il nome deriva da una catena di ferro un tempo appesa al passaggio: la tradizione ebraica la considerava il limite dell'accesso consentito al monte, mentre quella musulmana le attribuiva il potere di amministrare la giustizia — sfuggiva dalla mano del colpevole. La porta è detta anche Bab al-Mahkama, Porta del Tribunale, dal tribunale sciaraitico dell'edificio Tankiziyya accanto.
La porta è l'uscita più vicina al Muro Occidentale e, dalla chiusura della porta Maghriba, la più vicina alla sala Al-Qibli Musalla. Dal 1967 è una delle tre porte aperte da sole per le preghiere di Isha'a e Fajr. I fedeli musulmani entrano da qui nel recinto; gli ebrei che salgono sul Monte del Tempio possono uscirne. La gemella settentrionale, Bab as-Sakina, resta chiusa salvo necessità.
Nella tradizione islamica la catena non era uno scudo ma una prova di veridicità: i litiganti la afferravano davanti alla porta, chi aveva ragione resisteva mentre la mano del colpevole scivolava. La tradizione ebraica segnava la catena come limite dell'accesso consentito al monte. La gemella settentrionale, Bab as-Sakina, è chiusa almeno dal 1345, quando lo storico al-Omari lo registrò.
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