Avila Adobe, Residenza adobe nel Quartiere Storico della Plaza di Los Angeles, Stati Uniti.
Avila Adobe è una residenza in adobe a un solo piano su Olvera Street, con pareti bianche di mattoni essiccati al sole spesse da 0,76 a 0,91 m. Una veranda coperta su tre pali di legno corre lungo la facciata, con dietro una porta vetrata, una porta centrale e una finestra con persiane; una scala di legno con ringhiera sale da sinistra. Il tetto, piatto in origine, oggi è inclinato e delimitato da una grondaia scura.
Francisco Ávila, allevatore di bestiame originario del Sinaloa, fece costruire la casa nel 1818; fu una delle prime abitazioni con facciata sulla strada nel Pueblo de Los Ángeles. Nel gennaio 1827 il cacciatore di pellicce Jedediah Smith vi soggiornò alcuni giorni, a capo del primo gruppo statunitense giunto via terra in Alta California. Ávila morì nel 1832; la vedova Encarnación vi rimase fino al 1855. Christine Sterling impedì poi la demolizione e la trasformò in museo.
Il nome deriva da Francisco Avila, un allevatore di bestiame e sindaco la cui famiglia visse in questa casa per generazioni. I visitatori vedono oggi mobili e oggetti quotidiani del periodo del governo messicano sulla California, che mostrano come vivevano le famiglie benestanti di allora.
Il museo è aperto tutti i giorni e l'ingresso è gratuito, le visite guidate spiegano i metodi di costruzione e la vita familiare nel XIX secolo. Una visita dura circa 30 minuti ed è adatta ai bambini, con le stanze accessibili dal cortile.
Il tetto dell'adobe era in origine piatto, sigillato con catrame portato dai pozzi di La Brea e mescolato a pietre e crine di cavallo. Nel gennaio 1827 il cacciatore di pellicce Jedediah Smith vi soggiornò alcuni giorni, guidando i primi cittadini statunitensi a raggiungere la Alta California via terra da est.
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