Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, Basilica minore rinascimentale a Saronno, Italia.
Il santuario della Beata Vergine dei Miracoli a Saronno è un santuario mariano avviato nel 1498, a pianta a croce latina incentrata su una cupola coperta da un tiburio dodecagonale con 24 finestre. La facciata di Pellegrino Tibaldi, costruita dal 1596 al 1613, ha un ingresso sporgente affiancato da due cariatidi, statue in alte nicchie laterali e una balaustra con l'Assunta e due coppie di angeli che suonano la tromba, realizzata nel 1666. Accanto si alza il campanile di 47 metri di Paolo della Porta.
Il santuario fu eretto dall'8 maggio 1498 dalla comunità di Saronno attorno a una cappella sulla strada Varesina già crollata tre volte. Custodiva una statua della Madonna della seconda metà del XIV secolo, legata alla guarigione di un giovane datata secondo le fonti al 1447, 1460 o 1497. A Giovanni Antonio Amadeo si attribuisce il progetto iniziale a croce greca ed è certo il suo tiburio, ultimato nel 1508. La facciata di Pellegrino Tibaldi fu costruita dal 1596 al 1613; nel 1581 Carlo Borromeo trasferì la statua all'interno.
L'immagine venerata è una statua della Madonna della seconda metà del XIV secolo, custodita in una cappella sulla strada Varesina prima che Carlo Borromeo la trasferisse all'interno il 10 settembre 1581. La devozione popolare nacque da guarigioni a lei attribuite, datate secondo le fonti al 1447, 1460 o 1497. Dal 1986 il santuario è parrocchia.
La facciata si affaccia sulla piazza lungo la strada Varesina; il portale d'ingresso è affiancato da due figure scolpite e una bassa balaustra in pietra corre alla base. Il campanile di 47 metri di Paolo della Porta si alza accanto alla chiesa, e il piccolo campanile con orologio dell'edificio sulla piazza risale al 1594. L'interno è a tre navate su cinque campate: serve tempo per percorrerlo fino alla cupola.
L'interno della cupola fu affrescato tra il 1525 e il 1545 da Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari. Guardando l'ottagono sopra il tiburio, le figure dipinte ricoprono le volte: al ciclo lavorarono anche gli scultori Andrea da Milano e Giulio Oggioni.
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