Pieve di Santa Maria a Lamula, Chiesa medievale a Montelaterone, Italia
Santa Maria a Lamula è una chiesa romanica a tre navate terminanti con tre absidi semicircolari, costruita in blocchi di trachite locale e coperta da capriate di legno. Fu in parte ricostruita tra il 1935 e il 1943. Un'iscrizione sul primo pilastro a destra dell'ingresso ricorda un restauro nel giugno 1268.
Santa Maria a Lamula è attestata per la prima volta nell'853, quando l'imperatore Lotario II ne confermò la proprietà all'abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata, di cui era cella dipendente. Un documento del 14 settembre 892 cita un mercato tenuto presso la chiesa. Papa Gregorio V la riconobbe pieve battesimale nel 996. Nel 1264 le truppe senesi in lotta con gli Aldobrandeschi la incendiarono; un'iscrizione sul primo pilastro a destra dell'ingresso ricorda il restauro nel giugno 1268, sotto re Carlo I d'Angiò.
Il nome Lamula deriva dal villaggio medievale di Lamule, detto anche Lama, cioè stagno o palude, perché il sito sorgeva su un terreno reso acquitrinoso. Del villaggio non resta alcuna traccia visibile. Una leggenda narra che una mula si inginocchiò davanti al portale per rendere omaggio alla statua della Madonna, e le impronte delle sue ginocchia sono ancora visibili sulla pietra davanti all'ingresso.
La pieve si trova ai piedi della collina di Montelaterone, nel comune di Arcidosso, lungo la strada che sale dalla valle dell'Ente verso il paese. Si raggiunge a piedi tra i castagneti e i terreni argillosi circostanti. L'edificio fu in parte ricostruito tra il 1935 e il 1943: la muratura romanica in trachite che si vede oggi unisce quindi parti originali e interventi moderni.
Una mula si inginocchiò davanti al portale della pieve per rendere omaggio alla statua della Madonna, e le impronte delle sue ginocchia sono ancora visibili sulla pietra davanti all'ingresso. Del villaggio di Lamule, che sorgeva accanto alla chiesa, non resta alcun resto visibile.
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