Santuario di San Michele Arcangelo al Monte Faito, Santuario cattolico sul Monte Faito, Vico Equense, Italia
Il Santuario di San Michele Arcangelo al Monte Faito è una chiesa cattolica di Vico Equense, costruita dal 1937 in una zona chiamata Cercasole a circa 1.200 metri sul Monte Faito, non sulla cima della vecchia abazia. La facciata in pietre grigie ha un ampio portale ad arco e un finto rosone; all'interno la navata è unica, con altare in rovere di Slovenia intagliato da scultori della Val Gardena e tabernacolo di Raffaele Scotti.
Un primo tempio in legno con tetto in piombo, finanziato da una donazione della Santa Sede, sorse sul Monte Sant'Angelo, detto anche Molare, dopo che san Michele apparve in sogno a Catello e Antonino. Riconosciuto abazia già nel 1392, fu colpito da un fulmine nel 1689 e distrutto da un incendio nel 1818. L'attuale chiesa fu iniziata il 24 ottobre 1937 a Cercasole, a circa 1.200 metri di quota e in un luogo diverso dalla vecchia abazia, e consacrata il 24 settembre 1950 dopo l'interruzione bellica; i devoti portarono i mattoni a piedi.
Il culto del santuario ruota attorno alla manna che la statua di San Michele avrebbe sudato, attestata nel 1558 quando i fuggitivi di un'incursione turca a Sorrento si rifugiarono sul Faito; il prodigio è documentato di nuovo nel 1750 e nel 1843, due giorni dopo la consacrazione della chiesa, mostrato a re Ferdinando II. Nel 1703 San Michele fu proclamato compatrono di Castellammare di Stabia, e il 19 gennaio, festa di San Catello, un sacerdote trovò un giorno il prato attorno alla chiesa coperto di tulipani fuori stagione.
Il santuario si trova sulla cima di una montagna e si raggiunge a piedi o in funivia dalla valle sottostante, quindi è consigliabile indossare scarpe robuste. In cima ci sono poche strutture, per cui è utile portare acqua e tutto ciò che serve per la visita.
La vecchia statua di San Michele, custodita nella concattedrale di Castellammare di Stabia, è alta 102 centimetri, in marmo bianco, e a lungo è stata datata al VI secolo come dono di papa Gregorio I a San Catello; studi recenti la attribuiscono piuttosto alla scuola di Francesco Laurana, intorno al XV secolo.
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