Abbazia di Santa Maria Assunta, Abbazia a Pollenza, Italia
L'Abbazia di Rambona sorge nella media valle del Potenza, in località Rambona, nel comune di Pollenza. L'edificio carolingio del IX secolo, individuato di recente, è una delle poche testimonianze rimaste in Europa dell'architettura carolingia. La cripta, le tre absidi e il presbiterio sono frutto di un ampliamento romanico dei secoli XI-XII. Una villa gentilizia dell'Ottocento voluta dal conte Antonelli-Incalzi ingloba la navata centrale, l'ipogeo e il sacello a nord.
L'imperatrice dei Longobardi Ageltrude fece edificare l'abbazia tra l'891 e l'898, affidandone l'incarico all'abate Olderico; forse sostituì un cenobio benedettino distrutto del VII-VIII secolo. Sul sito sorgeva un santuario pagano della Dea Bona, legato alla sorgente del Rio Acqua Salata. Nel 1443 le truppe di Francesco Sforza la saccheggiarono e incendiarono, avviando un lungo abbandono; nel 1819 divenne parrocchia.
Il toponimo Rambona deriva da Ara Bonae Deae, l'altare della Dea Bona, il cui culto legato all'acqua precede l'abbazia alla confluenza del Rio Acqua Salata nel Potenza. In cripta un affresco centrale raffigura Sant'Amico, secondo abate del monastero, mentre ammansisce il lupo; i pellegrini della Via Lauretana sostavano qui a pregarlo come guaritore dall'ernia.
La cripta romanica e il presbiterio rimaneggiato restano adibiti al culto, mentre la villa ottocentesca dei conti Antonelli-Incalzi ha inglobato la navata centrale, l'ipogeo e il sacello a nord; il sacello a sud è diventato canonica. È una chiesa parrocchiale attiva, non un museo: i punti da cercare sono la cripta e il presbiterio.
Il dittico d'avorio voluto dall'abate Olderico nel IX secolo, oggi ai Musei Vaticani, mostra la lupa romana con i gemelli alla base del Crocifisso; questo motivo compare solo su un altro oggetto, una cassetta d'osso al British Museum. Nel presbiterio se ne conserva una copia in gesso.
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